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Buenos Aires te quiero!

Come si fa a non amare la città di Eva Peron e Diego Armando Maradona, la città dove si va a cena a mezzanotte e a letto all’alba, la città dov’è nato il tango e dove hanno trovato casa centinaia di migliaia di nostri connazionali a fine ‘800. Sarà forse per questi motivi (e altri mille) che a Buenos Aires ci si sente presto a casa!

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Città bellissima che vive 24 ore su 24. Merita almeno una settimana di tempo per visitarla e offre tantissimo. Buenos Aires è una città moderna che conserva nello stesso tempo le sue tradizioni. Grattaceli moderni si alternano a palazzi storici, a piazze ordinate e grandi spazi verdi, curati e accoglienti. Le foto che abbiamo scattato non rendono giustizia ma in questi ultimi giorni abbiamo preferito rilassarci totalmente e dimenticare tutto il resto.

Dopo oltre 5.000 km attraverso Perù, Bolivia e Argentina, siamo ora giunti alla meta del nostro viaggio e non potevamo concluderlo in maniera migliore. Ad accoglierci un clima favoloso, 25 gradi, leggere brezze di vento estivo e luce fino alle 8 di sera. Da non tornare più a casa… 😉

Con un giro di 3 ore in city bus si ha modo di girare i quartieri principali della città (consigliatissimo) e di conoscere alcune curiosità e nozioni storiche raccontate dalla guida (anche in italiano). Imperdibili le zone di Porto Madero, Recoleta e la vivacissima Palermo (quest’ultima speciale in orario aperitivo-cena).

Ma soprattutto, imperdibile è il Tango! Gli spettacoli principali offerti ai turisti sono 3-4, ogni sera, tutto l’anno: il top è quello di Tango Porteno che in 1 ora e mezza vi incanterà lasciandovi a bocca aperta. Sul palco tra i migliori ballerini al mondo, con orchestra dal vivo, il tutto in un’atmosfera da favola in un teatro meraviglioso.

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L’Argentina da alcuni mesi è tecnicamente in default, ovvero in bancarotta, ma nonostante l’inflazione sia in aumento, di recente l’Economist ha certificato che l’economia è in crescita (si tratta di un default selettivo). La mia diretta e personale testimonianza è che in nessuna delle città argentine che abbiamo visitato, si percepisce questo stato di crisi, anzi. Buenos Aires ad esempio si è dimostrata una città in crescita, vivace e in fermento. L’unico segnale evidente del default è il cambio di valuta straniera: attualmente 100 dollari americani equivalgono a 855 pesos argentini. Questo è il cambio ufficiale delle banche. In realtà per strada, soprattutto nelle zone turistiche, per 100 dollari si ottengono 1.200-1.250 pesos. Una differenza abissale!

L’ultima sera a Buenos Aires abbiamo avuto la fortuna di partecipare alla festa di migliaia di tifosi del River Plate (seconda squadra di calcio più importante della città dopo il Boca Juniors) vincitrice, per la prima volta nella sua storia, della Coppa Sudamericana. Vi lasciamo solo immaginare l’entusiasmo che si respirava, in un luogo dove il calcio è sacro.

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E così Sud America Time giunge al termine. Difficile fare bilanci e resoconti. Come mi succede in ogni grande viaggio che ho la fortuna di fare, io necessito sempre di molti giorni, se non settimane o mesi, per metabolizzare e riordinare tutti i ricordi, le immagini, le esperienze, i panorami e i profumi dell’avventura appena vissuta. A volte riemergono addirittura dopo anni, facendomi sorridere con un filo di malinconia, che è comunque sempre piacevole.
Ciò che conta veramente è che è stato. Nulla più.

Questo blog rimarrà online, non come guida bensì come appunti di un diario di viaggio, che è ben diverso. Il mio intento è solo quello di condividere, senza alcuna pretesa. A breve aggiornerò alcuni post perchè mi piace essere preciso e perchè, senza voler fare alcuna polemica, trovo giusto informare sempre correttamente i lettori e metterli al corrente di esperienze positive e negative (preannuncio che non volerò mai più con Alitalia né mi affiderò più all’agenzia Marmarole/Elisir Viaggi, nonostante fosse nostra partner, perchè entrambe ci hanno offerto servizi pessimi). Grazie a chi ha viaggiato con noi a distanza, leggendo gli aggiornamenti e visitando periodicamente il sito.

Noi torniamo a casa colmi di nuove storie da raccontare (e altrettante da non dire a nessuno 🙂 ), felici di aver messo nel cassetto un’altra grande avventura on the road e con la testa già proiettata verso il prossimo viaggio…

<< Dobbiamo andare e non fermarci finché non siamo arrivati.
Dove andiamo? 
Non lo so, ma dobbiamo andare. >>
(Jack Kerouac – On the road – 1951)

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Salta e Cordoba: nel cuore dell’Argentina

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Salutiamo la Bolivia alla volta dell’Argentina, ma il primo approccio non è dei migliori: il viaggio in bus per Salta, di 7 ore, è un disastro! Siamo gli unici turisti e gli altri passeggeri (locali) sono impegnati in traffici illeciti a noi poco chiari. Fatto sta che per tutta la notte l’autobus si ferma in posti non previsti, fa scendere e salire gente, che a loro volta caricano e scaricano pacchi di enormi dimensioni con all’interno qualsiasi cosa, cercando di coinvolgerci e infilando merce anche sotto i nostri sedili. La polizia interviene 3 volte, perquisendo, interrogando e mettendo sottosopra il bus. Fortunatamente ne usciamo indenni e la mattina presto arriviamo finalmente a Salta.

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450mila abitanti, nord dell’Argentina, ai piedi delle Ande, 30 gradi e sole alto nel cielo, Salta ci conquista subito! Una bella città, vivace e allegra, piena di vita e …belle ragazze. Notiamo subito la differenza con i boliviani: qui la gente è molto più gentile e disponibile. Ci sentiamo a nostro agio e ci rilassiamo.

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Non è una località particolarmente turistica e forse proprio questo la rende interessante e genuina. Un piacevole giro in teleferica ci porta sul colle che domina la città, da cui si può godere di una bella vista panoramica e di un parco curato nei minimi particolari.

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E’ il fine settimana e senza grandi aspettative usciamo per la serata, sperando ci sia un po’ di movimento. Veniamo presto travolti dalla notte argentina!
Migliaia di persone si riversano in strada, lungo un grande viale pedonale con decine di locali che sparano musica a tutto volume. Scegliamo quello che ci ispira di più e ci lanciamo nella festa.

A notte fonda, nonni di 70-80 anni col sombrero in testa e un fazzoletto in mano, si muovono come ragazzini facendo danzare giovani donzelle in un mix tra tango e tarantella. Che spettacolo! Che stile!

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Vorremmo fermarci qui di più ma dobbiamo rispettare il programma di viaggio e Buenos Aires è ancora distante. Per lo spostamento verso la prossima tappa, Cordoba (12 ore), andiamo sul sicuro e prendiamo un posto in top class sulla migliore compagnia di autobus del Paese.

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Cordoba, seconda città dell’Argentina per popolazione (quasi 1.300.000 abitanti). Cordoba non ci piace!
Facciamo un giro completo con il bus turistico (quello in stile inglese con il tetto aperto per intenderci), abbiamo solo una giornata e ci sembra il mezzo migliore. La città però è fredda e asettica. I palazzi in stile coloniale sono gradevoli, ci sono anche belle chiese e spazi verdi, però nulla di speciale (e il cielo grigio non aiuta). Inoltre in varie zone si nota degrado e sporcizia.
Qui, la presenza massiccia della comunità italiana di emigranti, ha influito pesantemente nell’architettura e nella vita sociale della città.

Nel tardo pomeriggio decidiamo di visitare il mercato artigianale (che si svolge ogni domenica) in un quartiere tradizionale della città. Bellissimo! La giornata si risolleva. Artigianato di altissimo livello, con prodotti di vario tipo, sia moderni che classici, originalità e buoni prezzi.

Decidiamo quindi di passare anche le ultime ore nella stessa zona e la scelta è azzeccata: aperitivo e ottima cena in locali accoglienti, d’avanguardia e con atmosfere ricercate. Rivalutiamo in parte la città e in fin dei conti, ci diciamo tra noi, anche qui poi tanto male non si sta.

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Nota positiva, la presenza di molti slogan contro la Monsanto, multinazionale statunitense nota per la produzione di sementi transgeniche. L’azienda in Sud America ha molti interessi e da quello che abbiamo potuto capire e constatare, qui si trova uno dei cuori pulsanti della resistenza, che punta a fermare i traffici (spesso loschi e sempre discutibili) di questo colosso

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Ci siamo quasi, il nostro viaggio è quasi al termine. Siamo arrivati fin qui seguendo il nostro itinerario alla lettera e nonostante alcuni inconvenienti, siamo riusciti a rispettare le date che ci eravamo prefissati. Domani, Buenos Aires sarà nostra!

Salar de Uyuni e altopiani boliviani: meravigliosa natura

Che spettacolo ragazzi, che spettacolo!
Essere catapultati dal caos di La Paz alla quiete del Salar de Uyuni, è stato un bel trip.

Salar de Uyuni

Per raggiungere Uyuni avevamo previsto di prendere un bus (11 ore) ma alla fine abbiamo optato per un volo interno (45 minuti), che ci ha fatto risparmiare tempo ed energie (e anche rischi dal momento che i bus boliviani non sono proprio il mezzo di trasporto più sicuro a disposizione).

Ma lasciare La Paz non è stato facile dal momento che la compagnia aerea (Amazasonas) prima ci ha cancellato-spostato il volo e poi ha fatto un po’ di casino con i nostri bagagli. Inoltre sono successe una serie di vicissitudini (piccoli acciacchi, poche ore di sonno e altre cose) che hanno reso le ultime 48 ore le più impegnative del viaggio, finora. Ma viaggiare è anche questo e non ci lasciamo scoraggiare.

Quando sotto ai nostri occhi appare il Salar (il più grande deserto di sale del mondo) e soprattutto una volta atterrati, il nostro entusiasmo si rinnova e ci lasciamo alle spalle tutte le problematiche.

La distesa salata di Uyuni è grande 12mila km quadrati. Da qui si estrae il sale alla vecchia maniera ed è possibile visitare alcuni laboratori…

Ma è il turismo che genera sempre maggiori introiti: la vista nell’immensa distesa bianca è veramente incredibile.

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Al centro del deserto c’è l’isola Incahuale, ricoperta di cactus centenari. In circa mezz’ora di cammino si giunge in cima da dove il panorama è surreale.

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Questo è soltanto il primo dei tre giorni del tour sugli altopiani boliviani ed è iniziato alla grandissima. Avevamo proprio bisogno di un’immersione nella natura (e che natura!) dopo i giorni passati a La Paz.

Dormiamo in una sorta di ostello in un paesino in mezzo al nulla che sembra abbandonato ma dove in realtà ci vivono 200 famiglie. La nostra camera è a dir poco minimal: 3 letti, 1 cestino e 1 appendiabiti. Riusciamo a recuperare anche 1 comodino. Il mercato locale rende l’idea delle dimensioni e dell’isolamento del luogo…

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Il tour prosegue verso gli altopiani boliviani e la sue lagune. Fin da subito ci troviamo immersi in paesaggi desertici che attraversiamo con la nostra 4×4 e nei quali incontriamo molti lama, struzzi e lepri selvatiche.
Qui non esiste alcun distributore di benzina e per fare rifornimento è necessario portarsi dietro tutto l’occorrente (vedi foto sotto a destra).

Entriamo cosi nella riserva andina che è un parco nazionale di origine vulcanica al confine con Chile e Argentina caratterizzato da meravigliose lagune di acqua salata e poca vita essendo localizzato tutto sopra i 4000 m.

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Fantastica è la Laguna Colorata che si trova a 4200 m. Il suo nome deriva dagli incredibili colori che si possono vedere creati dai micro organismi presenti nell’acqua, alimento dei tanti fenicotteri che ci vivono. Siamo arrivati a mezzogiorno, momento in cui l’inclinazione del sole esalta di più i colori.

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Per gli amanti della natura incontaminata questo è un posto veramente magico: il silenzio e la pace qui sono totali.
La speranza è che il governo boliviano mantenga questi posti così come sono, inalterati e selvaggi al 100%.

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Continuiamo la nostra gita e giungiamo in una zona di geyser (per la precisione, fumarole) a quota 4900 m. che dimostra che le attività vulcaniche locali sono ancora attive. Arriviamo così sulla Laguna Verde: a differenza della altre lagune questa non è abitata da alcun animale in quanto le sue acque sono altamente tossiche (arsenico, zolfo ecc). A prima vista ci è sembrato di arrivare su un ghiacciaio. Una visione incredibile.

Continuiamo il nostro viaggio e decidiamo di approfittare delle fonti di acqua calda naturali regalandoci un piacevole bagno rilassante con sullo sfondo l’infinito deserto boliviano.

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Arriviamo al tramonto presso un’altro paesino nel nulla e poco abitato dove ci riposiamo per la notte e carichiamo le batterie per l’ultima giornata sugli altopiani. I padroni di questa terra sono i simpatici lama

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L’ultimo giorno di tour lo passiamo principalmente macinando km su strade sterrate per discendere dagli altopiani e arrivare così a Tupiza e da lì in 1 ora di strada a Villazonconfine con l’Argentina.

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Per fare questo tour noi ci siamo affidati all’agenzia Bolivientura, che ci è stata consigliato da altri travellers. Possiamo confermare l’ottimo servizio e assistenza, sia prima che durante il nostro giro.

3 giorni intensi e bellissimi: 1.300 km di sterrato e paesaggi che ci rimarranno nella memoria per molto molto tempo. E ora via, l’Argentina ci aspetta!

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La Paz: nuova speranza boliviana

Le 4 ore di bus verso La Paz sono caratterizzate da questo singolare attraversamento del Lago Titicaca, che come vedete dalle foto seguenti, avviene grazie a delle grandi zattere in legno. I passeggeri fortunatamente vengono fatti scendere e attraversano a bordo di barchette che trasmettono molta più fiducia.

Arriviamo così nella capitale boliviana, attraversando prima la periferia, dove il degrado e il caos sono evidenti, e poi El Alto, la zona alta della città, la più povera e di conseguenza la più pericolosa. Non che la “zona bassa” sia moderna e ordinata ma la differenza è comunque evidente e molti quartieri centrali denotano una crescita e un cambiamento in corso.

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La Paz è in una posizione geografica molto particolare, inserita in una conca in mezzo alle montagne e gli altopiani boliviani. E’ considerata la più alta metropoli al mondo, con i suoi 3.600 metri. A quanto pare invece non ci sono dati precisi sulla popolazione: le cifre variano da 900mila a 3 milioni di abitanti.

Questa è la casa del presidente Evo Morales, al terzo mandato e ben voluto da tutti: la sua faccia campeggia su molti palazzi e su striscioni che annunciano importanti iniziative pubbliche.

Tra tutte la più imponente è il Mi Teleferico: uno dei primi esempi in assoluto di trasporto urbano aereo, che con le sue 3 linee (gialla, operativa da marzo di quest’anno – rossa, operativa da settembre – verde, operativa da dicembre), collegano principalmente proprio la parte bassa e alta della city: l’intento è quello di ridurre il traffico e le distanze (da qualsiasi punto di vista) tra le varie zone di La Paz. Sono previste altre 5 linee (per un totale di 8) di queste modernissime cabinovie che cambieranno sicuramente il volto della città, collegandola in modo efficiente e offrendo un servizio fondamentale alla portata di tutti. Un giro è obbligatorio.

La Paz è una città complessa: alcuni scorci sono veramente inquietanti, sporcizia e degrado li fanno da padroni. Altri invece appaiono ordinati ed evoluti. Non si può dire oggi, che sia una bella città, per nulla, ma secondo me ha tutte le carte in regola per diventarla. Vedremo come se le giocherà.

La chiesa San Francesco

La chiesa San Francesco

Non avendo molto da offrire a livello turistico (alcuni musei, downhill, escursioni nelle zone limitrofe e poco altro) siamo finiti per assistere a uno degli spettacoli più trash mai visti. Ma una roba proprio indescrivibile, tant’è che abbiamo preferito condividerla con voi attraverso un video, perchè altrimenti a parole sarebbe veramente stato impossibile farlo. Questo è il Cholitas Wrestling, che si tiene ogni domenica in un’arena improvvisata di El Alto. Divertente per i primi 3 minuti, disgustoso per le restanti 2 ore.

Questo e molto altro è La Paz, una città dalle mille contraddizioni. E i suoi abitanti non sono diversi: alcuni (pochi a dir la verità) simpatici e accoglienti, molti altri indisponenti e burberi.

E’ stata una tappa importante del nostro viaggio. Che ora continua, verso lande più desolate (gli altopiani boliviani). Ma lasciare La Paz non è stato facile! Nel prossimo post tutti i dettagli…

Una notte sul lago Titicaca

La leggenda narra che qui, sull’Isla del Sol, nacque Manco Càpac, il primo Inca, colui che poi fondò la capitale dell’impero, Cusco. E noi proprio sull’Isola del Sole abbiamo deciso di passare una notte e ci è stata regalata un’alba che ci ha ripagati in pieno dell’alzataccia. Di fronte a noi l’Isla de la Luna e dietro le Ande.

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Lasciamo il Perù alla volta della Bolivia, viaggiando da Cusco a Puno e poi fino Copacabana (località omonima della nota spiaggia brasiliana), primo paese boliviano oltre la frontiera.

Il Titicaca è il più alto lago navigabile del mondo, a 3.800 metri s.l.m. E’ enorme, ha una superficie di 8.300 km quadrati (per darvi un’idea il nostro Lago di Garda ne misura 368). Si divide tra Perù e Bolivia.

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Sull’Isla del Sol non c’è molto da vedere se non alcune rovine risalenti all’epoca incaica. In particolare, un santuario con un tempio dedicato a Inti (il dio Sole) che però non ci ha impressionato particolarmente.
L’isola è raggiungibile in 1 ora e mezza di barca (2 partenze ogni giorno da Copacabana) e gli insediamenti sono nella parte nord e sud (noi abbiamo scelto il sud). Conviene non prenotare niente per la notte, una volta sull’isola gli abitanti del posto offrono ottime sistemazioni (spartane ma dignitose) per pochissimi soldi. 

E’ un posto fuori dal mondo che però sta diventando sempre più turistico: anche in questo caso speriamo che peruviani e boliviani riescano a mantenerlo il più possibile incontaminato, perchè è questa la sua vera ricchezza.

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Dopo lo splendido inizio giornata siamo tornati sulla terra ferma dirigendoci verso La Paz, capitale della Bolivia e nostra prossima meta.

Mucho gusto Titicaca, buena suerte!

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Cusco: la vera capitale del Peru

Essendo stata la capitale dell’impero Inca ha una quantità incredibile di storia da mostrare.
Il nostro consiglio è quello di intrapprendere un tour guidato per la città appena arrivati per poi capire su cosa focalizzare il tempo a disposizione. Ne partono di gratuiti tutte le mattine da Plaza de Armas.

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Plaza de Armas

Cusco si trova a 3400 metri s.l.m. e di conseguenza tutte le attività vengono fatte con più calma in questo posto che alterna turisti a signore locali vestite con i tipici colori peruviani e piccoli alpaca sulle spalle.
Plaza des Armas è il centro della parte storica della città. Qui si trovano hotel, ristoranti e locali notturni per tutti i gusti. Per cercare qualcosa di più local conviene spostarsi di qualche via in qualsiasi direzione.

A nord della città sovrasta il monte Pukamuqu con il Cristo Blanco che controlla Cusco dall’alto. Dietro il Cristo Blanco si trovano le incredibili rovine Saksaywaman. Si può arrivare a piedi in 20 minuti dal centro o con i mezzi pubblici. Giunti in cima ci si trova immersi in un altopiano di rovine Inca decisamente inaspettato. Si può anche godere di una incredibile vista su tutta la città.

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Le rovine Saksaywaman

Girando per la città si possono vedere i resti delle costruzioni Inca poi convertiti in conventi dai gesuiti spagnoli. Ci sono diversi musei che aiutano a capire di più sul loro impero e ogni piazza o via che si incontra trasuda storia.

Per chi invece si stufa velocemente dei musei la città offre tantissime attività per scoprire la regione di Cusco quali noleggi biciclette con o senza guida da crosscountry o downhill, trekking da più giorni, zipline, noleggi quad, noleggi moto da enduro e tanto altro per potersi immergere nella natura incontaminata e scoprire incredibili rovine nascoste e mai trovate dai conquistadores.

Insomma, Cusco si è presa una parte del nostro cuore e ci dispiace solo non esserci fermati più a lungo.

(Testo e foto di Andrea Vascellari)