La Valle Sacra degli Inca

Aguas Calientes, che si trova proprio ai piedi della montagna dove sorge il Machu Picchu, è un postaccio turistico composto solo da bar, ristoranti e centri massaggi. Da evitare proprio.

A un’ora e mezza di treno verso Cuzco c’è invece Ollantaytambo, piccola cittadina accogliente e punto di partenza per un’infinità di escursioni. Da qui inizia la Valle Sacra, il cuore dell’impero Inca, che si estende verso est per circa 100 km.

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Qui si potrebbero passare intere giornate a visitare gli insediamenti e le testimonianze della grandiosa cultura precolombiana. Noi ne abbiamo scelti alcuni, raccontati brevemente di seguito (lasciamo parlare le foto).

Sito archeologico di Moray
Incredibili terrazzamenti per la coltivazione di mais e verdure. Da notare come si adeguavano sempre alla forma del paesaggio.

Salinas
Dalla montagna, una fonte di acqua salata, dona agli Inca un tesoro immenso che riescono a sfruttare nel migliore dei modi. Le saline sono tutt’oggi attive e le famiglie locali gestiscono la vendita di 7 varieta’ di sale (una piu’ squisita dell’altra). 

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Balcon del Inka
Un piccolo villaggio di dodici famiglie che portano avanti le antiche tradizioni legate alla tessitura, con componenti al 100% naturali.
Visita graditissima, gente semplice, cordiale e simpatica. I loro prodotti in lana di pecora o di alpaca sono fantastici. Una bella immersione nella vera cultura peruviana.

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Il nostro viaggio procede alla grandissima. Il Perù sta superando di gran lunga le nostre aspettative. Mai avremmo immaginato di trovare una tale ricchezza storica e culturale. Gli Inca hanno veramente lasciato il segno.

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Trekking sul Machu Picchu: report completo Inka Trail

1° GIORNO
Siamo in tenda, dentro i nostri sacchi a pelo, la luce della pila illumina appena l’agendina su cui sto scrivendo. L’unico rumore che si sente è quello del fiume che passa a 50 metri dal nostro campo. Fuori buio incontaminato. Sopra di noi un cielo mozzafiato: al diavolo gli hotel a 5 stelle, noi qui di stelle ne abbiamo a milioni.
Oggi è iniziato il nostro trekking sul cammino Inka e abbiamo attraversato le prime valli del percorso: panorami bellissimi e variegati. Ottima la compagnia, siamo un gruppo di 10 persone: con noi ci sono Thy (tedesca di origini vietnamite), Asiad (iraqueno che vive in Svezia) e la sua compagna Angie (costaricana), Rubens (la nostra guida) e 4 portatori compreso il cuoco (tutti peruviani). Andrea Vasc. purtroppo ha dovuto rinunciare per un problema al ginocchio e ci raggiungerà direttamente sul Machu Picchu, l’ultimo giorno.

Prima giornata molto tranquilla, 12 km e 300/400 metri di dislivello. Ma i nostri zaini sono pesanti, perchè a differenza dei precedenti trekking (in Nepal e Tanzania) qui ci trasportiamo tutto noi, tranne tende e cibo. Avremmo potuto viaggiare più leggeri affidando il trasporto del materassino e materiale vario a un altro portatore, ma abbiamo preferito così, ci sentiamo più autonomi.

Questa è la terra degli Inka, civiltà tra le più evolute che il mondo abbia mai conosciuto. E già oggi abbiamo incontrato una loro importante testimonianza, ovvero i resti della cittadina di Llactapata. Qui si nota subito il loro rapporto, basato soprattutto sul rispetto, con Madre Terra, per loro “Pacha Mama“: ciò che costruivano non alterava il territorio ma si plasmava su di esso; lo sfruttavano ma senza distruggerlo, prendendo ciò che esso offriva loro. Ed è così che si adattavano al corso del fiume, senza deviarlo, è così che seguivano le forme della montagna, senza scalfirla (vedi foto seguente).

“Pacha Mama” era la cosa più importante che avevano, era la loro madre, la loro casa.
C’erano arrivati a capirlo nel 1.200 d.C., circa 800 anni fa.

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La cittadina Inka di Llactapata

Consigli pratici: pole pole dicono le guide sul Kilimangiaro, bistare bistare ripetono gli sherpa in Himalaya, un passo alla volta è il mantra dei pellegrini sul Cammino di Santiago… piano piano è anche il consiglio qui in Perù, senza dubbio il più importante e quello da tenere sempre a mente durante un trekking, o in qualsiasi escursione.
Nei trekking (così come nella vita…) non è importante la meta ma il percorso che porta ad essa. E’ fondamentale cercare di godersi ogni singolo passo, ogni scorcio, ogni momento del cammino. Sembra scontato ma non lo è, perchè la smania di arrivare al traguardo (che in questi casi consiste nel campo successivo), è sempre in agguato, specie nella nostra società schizzata. Pole pole, bistare bistare, piano piano… carpe diem!

2° GIORNO
Oggi la tappa più dura del trekking con la salita al passo Warmi Wanuska a 4.200 m. e un totale di 1.300 metri di dislivello in 9 km di salita. Una bella “scampagnata” anche perchè giunti in cima al passo, pioggia e vento ci hanno investiti, e la discesa su alti gradini di pietra scivolosi, è stata tosta.

Ora, nonostante giacche e ponchi, siamo tutti inzuppati (zaini compresi) in un campo spartano senza alcuna fonte di calore. Ha smesso di piovere da un po’ ma nuvoloni bianchi ci avvolgono e tengono il sole ben lontano.
E’ così, fa parte del “gioco”. Senza ostacoli, imprevisti, difficoltà, senza dover stringere i denti o senza esser messi alla prova, non sarebbe un trekking che si rispetti. Esistono le crociere o i villaggi vacanze per chi cerca altro, ma nessuno di questi, nemmeno il più costoso al mondo, è in grado di darti certe soddisfazioni e farti vivere certe esperienze.

In cima al passo Warmi Wanuska

In cima al passo Warmi Wanuska

Il Machu Picchu si fa desiderare e così sia. Speriamo solo che domani Pacha Mama ci regali qualche ora di sole e gliene saremo grati.
Questa mattina i portatori ci hanno svegliato portandoci in tenda un thè alle foglie di coca (mate de coca) e qui apro una piccola parentesi: la foglia di coca è parte integrante della cultura sud americana da millenni, è legale in tutti i paesi andini, del tutto naturale e di conseguenza ben lontana dalla cocaina, sostanza che si estrae dalla foglia per poi lavorarla chimicamente e adulterarla con prodotti sintetici.
La gente qui la mastica per combattere fame, fatica e altitudine: il suo effetto principale è quello di “aprire” le vie respiratorie garantendo una migliore assunzione di ossigeno e quindi appunto meno fatica a respirare in quota. I portatori ne masticano in grande quantità, tenendo una manciata di foglie a lato della bocca per alcune ore prima di sputarla. A differenza della foglia, che è riconosciuta come patrimonio nazionale, la cocaina viene disprezzata dagli autoctoni e chiunque la giudica negativamente.

E’ stata una giornata intensa e ora ci corichiamo nelle nostre tende: qui i telefoni non prendono, zero contatti col mondo esterno. Casa è lontana, anzi lontanissima. Non c’è nulla di meglio del dolce pensiero delle nostre famiglie per conciliare il sonno. Buenas noche amigos!

Consigli pratici: senza sole e senza fuoco, tanto meno senza elettricità, l’unico modo per asciugare i vestiti bagnati è usare il calore del proprio corpo. Questo prevede avere almeno un cambio asciutto da indossare appena giunti al campo. Dopo aver strizzato il più possibile gli indumenti, si possono indossare uno alla volta tra uno strato e l’altro di quelli asciutti (ad esempio tra la maglietta e la felpa o tra la felpa e la giacca). I calzetti umidi a contatto con la pelle (sulle spalle o sulle gambe). Infine si possono riporre all’interno del sacco a pelo mentre dormite o stesi tra sacco a pelo e materassino, sotto di voi. I vostri corpi, col passare delle ore, toglieranno l’umidità.
Vivendo situazioni simili, ci si rende conto di quante cose diamo per scontato, nelle nostre vite agiate…

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3° GIORNO
La mia “preghiera” è stata ascoltata: ci siamo svegliati all’alba col cielo azzurro. Il sole ci ha raggiunto dopo poco dandoci nuova linfa vitale.

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Una splendida giornata, tra valli incontaminate e sentieri panoramici.

Oggi era la tappa più lunga, di 16 km, in un alternarsi di salite e discese che hanno messo a dura prova le nostre gambe. Vi basti sapere che l’ultimo tratto, con dislivello negativo di oltre 1.000 metri in 7 km, qui lo chiamano “Gringos killer” (dove gringos sta per occidentali): un’infinita discesa su gradini di pietra a tratti così ripidi da dover appoggiare le mani a monte. Ma è andata!

E anche oggi sul nostro cammino abbiamo incontrato importanti testimonianze della cultura Inka. Antichi insediamenti, per utilizzi religiosi e militari, conservati incredibilmente bene. Sono giunti a noi solo per un motivo, che la guida ci ripete con insistenza: qui gli spagnoli, i famosi “conquistadores”, non ci sono mai arrivati. Altrimenti avrebbero distrutto tutto, come hanno fatto ovunque hanno messo piede, a partire dalla vecchia capitale peruviana e la storica capitale Inka, Cuzco. Arrivarono nel 1530 e fecero tabula rasa, sia dei nativi che della loro cultura, templi e città comprese.
L’Inka trail e i suoi insediamenti (tra cui il Machu Picchu) si salvarono solo grazie alla loro posizione (nascosta e quasi irraggiungibile) e alla genialità degli Inka, che una volta resisi conto dell’imminente disfatta, riuscirono a tenere nascosti questi ultimi, inestimabili tesori.
Il Machu Picchu venne scoperto soltanto nel 1911 e oggi lo visitano dalle 2mila alle 6mila persone al giorno (troppe, secondo alcuni) e queste valli sono nuovamente in pericolo: i moderni governi peruviani, attirati dall’enorme quantità di denaro che genera questo indotto, pare non badino ai problemi derivanti il sempre maggior numero di turisti e i fondi raccolti, come spesso capita, finiscono nelle tasche di pochi, mentre la manutenzione, i servizi e i controlli sono del tutto carenti. Da parte nostra, l’unica cosa che possiamo fare, è rivolgerci ad agenzie per un turismo responsabile e sostenibile, chiedendo garanzie e facendo pressioni.

Tornando al trekking, questa è l’ultima notte: fra poche ore partiremo alla volta della “Puerta del Sol“, punto d’accesso al Santuario del Machu Picchu. Siamo a poche ore di cammino dalla meta e l’emozione è forte.
Questa sera ho fatto la doccia più fredda della mia vita: non pensavo che l’acqua potesse arrivare a certe temperature senza diventare ghiaccio!

4° GIORNO
Sveglia ore 3. Facciamo gli zaini, una colazione veloce e poi via verso il check point di Winay Wayna. Qui chi prima arriva meglio alloggia e fortunatamente siamo tra i primi, assicurandoci scomode ma provvidenziali panche in legno dove sederci. Dietro di noi uno sciame di pile frontali inizia a mettersi in coda. In tutto dovremmo essere circa 400. Tutti aspettano l’apertura del cancello che avverrà soltanto alle 5:30. Da lì in poi, 2 ore di cammino ci porteranno alla “Puerta del Sol”, l’entrata al Santuario dalla parte dell’Inka trail.

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Passiamo il check point alle 5:35 e affrontiamo il sentiero subito con gran passo. Dopo pochi minuti stiamo correndo, quasi inconsapevolmente, attratti da una forza più grande di noi.

E’ surreale: il dolore alle gambe è scomparso, il fiato regge nonostante l’altitudine e quei gradini ripidi che i giorni prima ci sembravano tanto impegnativi, ora sono soltanto timidi ostacoli da lasciarci alle spalle il più presto possibile.
Tutti i concetti relativi all’andare piano piano ora sono andati a farsi benedire. D’altronde sappiamo bene cosa c’è in ballo: il privilegio di guardare l’alba sul Santuario Inka, ancora vuoto di turisti. E allora corriamo!
Lo zaino sbatte sulle spalle, il cuore pompa, le scarpe sfrecciano sul terreno umido. Io ci metto l’anima, e oltre. Tempo previsto per gli ultimi 6 km, 2 ore: li percorriamo in 35 minuti lasciandoci dietro tutti gli altri trekkers.
Ultima rampa, una cinquantina di gradini di pietra che sembrano una scala da quanto ripidi sono. Ce li mangiamo.
Dietro di noi si intravede il sole, in mezzo a nuvole apparentemente innocue.

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Varchiamo “Puerta del Sol” alle 6:10, stremati ma con gli occhi colmi di entusiasmo. Però qualcosa non va…

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Ci guardiamo increduli, davanti a noi il nulla. Il Machu Picchu non c’è. Non ora, non qui. Un fitto banco di nuvole bianche copre tutto. Non si vede niente. Solo nebbia, nient’altro.
Il Machu Picchu c’è ma è dietro, coperto, ancora nascosto, ancora segreto

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Pacha Mama ci mette alla prova, ancora una volta. Non ci resta che accettare la lezione, sederci e aspettare il resto del gruppo. Ed eccoci qui, Lui è dietro di noi…

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Si concederà soltanto un’ora dopo, nella sua immensità, scevra da dimensioni. Sublime e straordinario.
Solo una civiltà illuminata poteva concepire e realizzare un meraviglia di tale portata.

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E’ il coronamento di quattro giorni magici. Un’avventura completa, un’esperienza totale… che a parole è difficile descrivere con efficacia, ma che spero, almeno in piccola parte, di esser riuscito a trasmettere e condividere con tutti voi.

Qui si parla di altre città Inka oltre al Machu Picchu, nascoste nella giungla, ancora più difficili da raggiungere, uguali se non di maggior splendore. Forse nei prossimi anni il Perù le mostrerà al mondo.
Per ora, noi, ci godiamo questo gioiello…

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Le misteriose linee di Nazca

Ci lasciamo alle spalle Huacachina e le sue dune nel deserto per giungere in 2 ore e mezza di autobus a Nazca, terza tappa del nostro viaggio.

Nazca è una cittadina di 35mila abitanti che vive prevalentemente di agricoltura e turismo. Quest’ultimo è incentrato sulle visite alle famose linee tracciate nel terreno che ogni anno richiamano migliaia di visitatori da tutto il mondo.

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Le linee di Nazca sono uno di quei misteri a cui l’uomo moderno non è ancora riuscito a dare una spiegazione. Si pensa siano templi a cielo aperto o messaggi per gli dei. Altre teorie parlano di codici indirizzati agli extraterrestri, altre ancora non azzardano alcuna ipotesi verosimile.

La cosa incredibile è che nonostante siano state realizzate circa 2mila anni fa (tra il 100 a.C. e il 700 d.C.) siano ad oggi visibili e in ottime condizioni. Quello che è certo è che chiunque le abbia disegnate (pare la civiltà Nazca) l’ha fatto in modo tale che durassero nel tempo. Il perhè non si sa. Sono state scoperte solo di recente, nel 1927, quando un aviatore le notò dall’alto del suo aereo. Impossibile infatti individuarle da terra vista la loro dimensione (la più grande misura più di 180 metri di lunghezza).

Frequenti voli partono ogni giorno dal piccolo aeroporto di Nazca (il biglietto varia dagli 80 ai 120 $ a persona) e in un’ora permettono ai visitatori di vedere 12 figure (delle centinaia sparse in questa regione). Nel video che segue ne abbiamo filmate alcune, ovvero Austronaut (astronauta), Hummingbird (colibrì), Spider (ragno), Condor, Tree (albero) e Hands (mani).

E’ affascinante far galoppare la fantasia e immaginare chissà quale messaggio volessero trasmettere con questi disegni giganti…

Sempre a Nazca abbiamo poi visitato lo straordinario acquedotto di Cantayo, un’opera di ingegneria idraulica eccezionale e di una complessità incredibile per quei tempi (540 d.C.). In parte utilizzato ancora oggi. L’acqua che scorre all’interno dei suoi canali è così limpida che quasi non si vede.
E’ stato costruito talmente bene da resistere a importanti terremoti dei secoli scorsi, a differenza di opere ben più moderne andate completamente distrutte.

Stiamo iniziando a conoscere i peruviani: personalmente li immaginavo più solari e calorosi, in realtà sembrano molto riservati ma comunque sempre gentili. Il loro ritmo di vita è mooolto lento rispetto al nostro, e pare non ci sia nulla che possa mettergli fretta. Avremo modo di approfondire meglio nei prossimi giorni.

Ora ci aspetta la lunga trasferta verso Cusco da dove partirà il nostro trekking sul Machu Picchu.

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Oasi di Huacachina: nel cuore del deserto

Huacachina è una vera e propria oasi nel deserto, nella provincia di Ica, a 4 ore da Lima. Il villaggio (composto per lo più da alberghi e locali) è stato costruito attorno ad un piccolo lago naturale formatosi nel deserto peruviano.

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E’ un posto magico e dove ci si sente fuori dal mondo mentre in realtà si trova a soli 5 km dalla città di Ica (200mila abitanti). Grandi dune di sabbia circondano l’oasi e si estendono per decine di km fino al Pacifico. E su queste dune si concentrano le attività turistiche, ovvero il dune baggy (tour a bordo di particolari “jeep”) e il sandboarding (snowboard sulla sabbia).

Naturalmente non ci siamo fatti mancare niente e qui abbiamo, tra l’altro, festeggiato alla grande il compleanno di Andrea D.M.
Il video che segue è un breve estratto della nostra giornata nel deserto: le immagini non trasmettono a pieno la velocità e i salti a bordo del bolide a 4 ruote ma possono darvi un’idea. La botta di adrenalina è assicurata e se non siete pronti a emozioni forti il consiglio è di avvertire l’autista prima della partenza… perchè in caso contrario farà di tutto per farvi salire il cuore in gola! 🙂

Alzate il volume, mettete il video a pieno schermo e fatevi un giro di 5 minuti con noi nel deserto di Huacachina!

L’immensa caotica Lima

Si parte!
Venezia-Amsterdam (2h), Amsterdam-Lima (13h). Volo KLM, servizio mediocre. Negli ultimi anni ho viaggiato molto meglio con Air France, Turkish airlines, Emirates e Qatar airways.
Dopo un lungo volo arriviamo a destinazione, punto di partenza della nostra avventura sud americana.

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Lima, 8 milioni di abitanti, 18a città più grande del mondo.
Soggiorniamo a Miraflores, uno dei quartieri più vivaci, più turistici e anche più sicuri della capitale peruviana.
Punto di riferimento e cuore pulsante è il parco Kennedy, con locali aperti fino all’alba 7 giorni su 7. Da qui in circa 10-15 minuti a piedi verso sud si arriva sull’oceano, o meglio, su un promontorio che domina le spiagge di Lima con una bella vista sul Pacifico.

Altra zona da vedere è la città vecchia, con le 2 piazze principali che sono Plaza Mayor e Plaza San Martin (l’influenza spagnola qui è evidente). Vicino a queste, c’è il caratteristico e affollatissimo mercato centrale e la chinatown (inspiegabilmente senza cinesi).
Da Plaza Mayor partono dei piccoli bus per il monte San Cristòbal (409 m slm): vale la pena andarci perchè da qui si vede tutta la città dall’alto e solo così ci si rende veramente conto delle sue dimensioni mastodontiche. Il giro dura 1 ora e costa pochissimo (5 sol=circa 1,5 euro).

Lima è una città a tratti caotica, senza una particolare identità e molto simile ad altre metropoli sommerse dal traffico e dai palazzi, con pochissimi spazi verdi.
Massiccia la presenza di forze dell’ordine, agenti, guardie private (davanti ogni banca e molti uffici e negozi) ma nel complesso, mi è sembrata meno pericolosa di quanto avevo letto e sentito. Certo, immagino che il centro e le zone turistiche siano ben diverse dalla periferia e i quartieri meno commerciali, dai quali abbiamo deciso di stare alla larga (anche perchè non ha molto senso andarci).

Vista di una parte della città dal Cerro San Cristobal

Vista di una parte della città dal Cerro San Cristobal

Alcuni consigli pratici
Taxi: al vostro arrivo non prendete quelli che si offrono all’interno dell’aeroporto, uscite e contrattate. Un prezzo giusto per arrivare in centro è di 25-30 $. L’importante è salire solo su taxi ufficiali e non quelli abusivi (può essere pericoloso).
Cambio soldi: evitate gli uffici di cambio in aeroporto, sono i meno convenienti. E nemmeno quelli che trovate in giro per la città sono consigliabili, in quanto hanno tutti delle commissioni. La soluzione migliore, inaspettatamente, sono gli “agenti di cambio” (vedi foto di seguito), ovvero addetti ai cambi valute presenti soprattutto nelle zone più turistiche, riconoscibili da delle casacche colorate (blu o gialle solitamente) con le scritte ben visibili di dollari e euro. Hanno il cambio migliore, vi daranno anche tagli piccoli e sono disponibilissimi.
Hotel: è consigliabile prenotare almeno la prima notte prima di arrivare in città. Nel modulo da compilare in aeroporto al vostro arrivo (col quale vi rilasceranno il visto per il Perù) dovrete inserire nome e indirizzo di dove alloggerete. Bene farlo anche per motivi di sicurezza.

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Il jet lag (6 ore di differenza con l’Italia) ci costringe a orari da vampiri e l’atmosfera più rilassata del previsto (ci aspettavamo una situazione più tesa, una città più “ostile” a livello di pericoli e criminalità) ci ha permesso di vivere anche la “Lima by night“, una città che non dorme mai.

Ora siamo ripartiti, alla volta di Huacachina, l’oasi nel deserto di Ica, a 4 ore di autobus.
Tutto fila liscio e il viaggio è iniziato alla grande. Nei prossimi giorni nuovi aggiornamenti …direttamente dall’altra parte del mondo.

Come organizzare la visita a Machu Picchu

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Ci sono 2 modi per raggiungere il Machu Picchu: a piedi (trekking) o con i mezzi pubblici (treno e bus). Noi abbiamo scelto il trekking. Di seguito tutti i dettagli.

Info varie
Il Machu Picchu è un sito archeologico inca situato in Perù. E’ patrimonio dell’umanità Unesco ed è stato eletto come una delle Sette meraviglie del mondo moderno. Il Machu Picchu si può visitare tutto l’anno tranne il mese di febbraio (chiuso per manutenzione). L’orario di apertura al Santuario è dalle 6:00 alle 16:00, l’orario di uscita dal sito archeologico è alle 17:00. Si trova a 2.430 mt.
Attualmente il governo ha fissato il limite di 2.500 visitatori al giorno quindi è consigliabile acquistare il biglietto in anticipo (che da diritto alla visita al Santuario, non ai trekking), soprattutto in alta stagione (da maggio a settembre). E’ possibile controllare la disponibilità e acquistare i biglietti online, sul sito del Ministero della cultura peruviano, a questo link: www.machupicchu.gob.pe
Il prezzo del biglietto per la visita al Santuario è di circa 35 euro. Sul sito è possibile scegliere anche l’opzione con visita al museo o la salita a Huaynapicchu (il monte che domina la cittadella).

Info Trekking 
Il Cammino Inca (o Inka Trail) che faremo noi, è il percorso classico e il più battuto ma l’unico che permette di arrivare al Santuario (nella foto in alto) a piedi. E’ lungo 42 km e si percorre in 4 giorni. Il punto più alto è Runkurakay a 3.800 mt. Qui due ottime mappe del percorso, con le varie distanze e le altitudini: MAPPA 1MAPPA 2
Il limite imposto dal governo è di 500 escursionisti al giorno (di cui 200 visitatori + 300 tra guide, portatori e cuochi): i permessi vanno acquistati con largo anticipo (anche di diversi mesi). E’ possibile controllare la disponibilità dei permessi per l’Inka trail QUI. Il sito viene aggiornato quasi in tempo reale, ogni tot di ore. E’ possibile acquistare i permessi per l’Inka trail QUI. Il costo è di circa 250 euro a persona.

Ci sono altri percorsi alternativi e meno battuti (Salkantay Trek o Lares Trek) con diverse caratteristiche, ma questi obbligano gli escursionisti a prendere i mezzi nella parte finale per raggiungere il Santuario.
Le tante agenzie locali che organizzano i trekking, si occupano anche di fornirvi i permessi oltre che di organizzare tutti gli spostamenti. Non è obbligatorio rivolgersi a un’agenzia ma caldamente consigliato, dal momento che in caso contrario gli escursionisti dovranno trasportarsi tutto il materiale (vedi dettagli di seguito) in autonomia, oltre al fatto di arrangiarsi con il cibo e tutta l’organizzazione. C’è da dire inoltre che, considerando i servizi e l’attrezzatura che l’agenzia fornisce, il risparmio è esiguo. Il costo dell’Inka trail con agenzia, tutto compreso, varia dai 450 ai 600 euro a persona (dipende se decidete di unirvi a un gruppo di 20-30 escursionisti o volete farlo in pochi). Noi ci siamo rivolti all’agenzia PerùResponsabile e la corrispondenza via email è stata precisa e puntuale. Speriamo di poter confermare l’ottimo servizio una volta completato il trekking.

Questi i servizi offerti dalle agenzie: trasferimento in bus fino al Km. 82 (punto di inizio della camminata), biglietto d’ingresso al Cammino Inca e Machu Picchu + Huayna Picchu, guida ufficiale spagnolo/inglese, cuoco specializzato, portatori (per tende, alimenti e attrezzatura da cucina), sistemazione per le guide, cuoco e portatori, pasti: 3 colazioni, 3 pranzi, 3 cene e snack, biglietto del bus navetta da Machu Picchu ad Aguas Calientes, biglietto del treno (Backpacker) da Aguas Calientes a Cusco, trasferimento dalla stazione del treno fino all’hotel, 1 materassino per persona, alloggiamento in tenda: 2 persone in una tenda da 4, tenda pranzo con tavoli e sedie, tenda cucina, bombola d’ossigeno, kit di primo soccorso.

Equipaggiamento consigliato per il trekking: zaino con effetti personali e indumenti necessari e adeguati per il trekking e le basse temperature, scarpe adeguate per il trekking, giacca o poncho per la pioggia, saccopelo (possibilità di affittarlo), acqua minerale, biscotti, cioccolata e caramelle, cappello per sole, pioggia e freddo, crema protettiva solare, torcia, carta igienica, asciugamano piccolo, costume da bagno.

Medicinali e kit personale: Agumentin e Bactrim (antibiotici), Tachipirina x abbassare eventuale febbre, antistaminico (serve x eventuali allergie), sali minerali (tipo Polase), aspirine,  antidiarroici, antinfiammatori (tipo Oki in bustina, crema per punture insetti, disinfettante, cerotti e garze varie, medicinali x bronchiti e anti-tosse, eventuali medicinali personali.

Info Treno e bus
Il punto di partenza per visitare Machu Picchu è il paesino di Aguas Calientes. Una volta arrivati qui si prende un autobus per raggiungere l’entrata di Machu Picchu in 25 minuti circa. Aguas Calientes si raggiunge in treno dalla Valle Sacra – Ollantaytambo: dalla stazione di Ollaytaytambo partono svariati treni (ogni ora), che giungono a destinazione in 1 ora e mezza. Aguas Calientes è raggiungibile, sempre via treno, anche da Cusco (stazione di Poroy a 15 min. dalla città) ed il tragitto dura circa 3 ore e mezzo. Nella mappa qui sotto tutti i percorsi disponibili.

Il nostro trekking è programmato dal 22 al 25 novembre. Seguite il blog per il report completo, foto e ulteriori informazioni.

mappa raggiungere Machu Picchu

Gli autobus in Perù? Avanti anni luce…

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La nostra idea iniziale di spostarci con auto a noleggio, è stata immediatamente scartata: in Sud America non si viaggia così. Chiedetelo in giro o cercate info su qualche forum e ne avrete conferma. Al che, quando ho realizzato che avremmo utilizzato i mezzi pubblici, mi sono preoccupato e non poco. Ho pensato: ma se in Italia siamo messi così male con i trasporti, chissà come sarà da quelle parti!
Invece sapete com’è da quelle parti? Guardate un po’…

Premetto che la mia esperienza per ora riguarda solo la prenotazione delle prime tratte in Perù ma se questi sono i presupposti, non vedo l’ora di avere la conferma su strada. E chi è stato, assicura un servizio top.

In Perù c’è questa società che si chiama Cruz del Sur specializzata in trasporti via autobus. Sito web in 7 lingue (tra cui italiano), tanto per iniziare.
Affronto subito la prenotazione della tratta più lunga, ovvero Nasca-Cusco (14 ore di viaggio) immaginandomi una sfacchinata a bordo di corriere a pezzi coi sedili unti. Ma quando si apre il modulo di booking online inizio a capire di essermi fatto un’idea sbagliata: mi fanno scegliere il posto, primo o secondo piano, mi fanno inserire documento d’identità e dulcis in fundo, selezionare un menu per la cena e la colazione (tra cui un’opzione vegetariana). A quel punto, incuriosito, prima di procedere navigo per il sito e scopro la gallery con le immagini degli autobus in dotazione: quasi non ci credo!

Servizio hostess, kit di viaggio compreso nel prezzo (coperta, para-occhi, tappi, ecc), schermo touch-screen, wi-fi, presa corrente, bagno chimico, geolocalizzazione gps per la sicurezza. Partenza la sera e arrivo la mattina successiva. Il tutto a 47 dollari a testa (circa 35 euro). In 3 passaggi completo la prenotazione e pago con carta di credito, ricevo immediatamente email con ricevuta e biglietto. Meglio di una compagnia aerea.

Nella pagina Filosofia del sito leggo: “Cerchiamo di mantenere un rendimento che sostenga lo sviluppo dell’azienda e la sicurezza dei suoi lavoratori, rispettando l’ambiente e la società nell’insieme.

E per fortuna che questo è il terzo mondo… 😉