Salar de Uyuni e altopiani boliviani: meravigliosa natura

Che spettacolo ragazzi, che spettacolo!
Essere catapultati dal caos di La Paz alla quiete del Salar de Uyuni, è stato un bel trip.

Salar de Uyuni

Per raggiungere Uyuni avevamo previsto di prendere un bus (11 ore) ma alla fine abbiamo optato per un volo interno (45 minuti), che ci ha fatto risparmiare tempo ed energie (e anche rischi dal momento che i bus boliviani non sono proprio il mezzo di trasporto più sicuro a disposizione).

Ma lasciare La Paz non è stato facile dal momento che la compagnia aerea (Amazasonas) prima ci ha cancellato-spostato il volo e poi ha fatto un po’ di casino con i nostri bagagli. Inoltre sono successe una serie di vicissitudini (piccoli acciacchi, poche ore di sonno e altre cose) che hanno reso le ultime 48 ore le più impegnative del viaggio, finora. Ma viaggiare è anche questo e non ci lasciamo scoraggiare.

Quando sotto ai nostri occhi appare il Salar (il più grande deserto di sale del mondo) e soprattutto una volta atterrati, il nostro entusiasmo si rinnova e ci lasciamo alle spalle tutte le problematiche.

La distesa salata di Uyuni è grande 12mila km quadrati. Da qui si estrae il sale alla vecchia maniera ed è possibile visitare alcuni laboratori…

Ma è il turismo che genera sempre maggiori introiti: la vista nell’immensa distesa bianca è veramente incredibile.

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Al centro del deserto c’è l’isola Incahuale, ricoperta di cactus centenari. In circa mezz’ora di cammino si giunge in cima da dove il panorama è surreale.

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Questo è soltanto il primo dei tre giorni del tour sugli altopiani boliviani ed è iniziato alla grandissima. Avevamo proprio bisogno di un’immersione nella natura (e che natura!) dopo i giorni passati a La Paz.

Dormiamo in una sorta di ostello in un paesino in mezzo al nulla che sembra abbandonato ma dove in realtà ci vivono 200 famiglie. La nostra camera è a dir poco minimal: 3 letti, 1 cestino e 1 appendiabiti. Riusciamo a recuperare anche 1 comodino. Il mercato locale rende l’idea delle dimensioni e dell’isolamento del luogo…

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Il tour prosegue verso gli altopiani boliviani e la sue lagune. Fin da subito ci troviamo immersi in paesaggi desertici che attraversiamo con la nostra 4×4 e nei quali incontriamo molti lama, struzzi e lepri selvatiche.
Qui non esiste alcun distributore di benzina e per fare rifornimento è necessario portarsi dietro tutto l’occorrente (vedi foto sotto a destra).

Entriamo cosi nella riserva andina che è un parco nazionale di origine vulcanica al confine con Chile e Argentina caratterizzato da meravigliose lagune di acqua salata e poca vita essendo localizzato tutto sopra i 4000 m.

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Fantastica è la Laguna Colorata che si trova a 4200 m. Il suo nome deriva dagli incredibili colori che si possono vedere creati dai micro organismi presenti nell’acqua, alimento dei tanti fenicotteri che ci vivono. Siamo arrivati a mezzogiorno, momento in cui l’inclinazione del sole esalta di più i colori.

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Per gli amanti della natura incontaminata questo è un posto veramente magico: il silenzio e la pace qui sono totali.
La speranza è che il governo boliviano mantenga questi posti così come sono, inalterati e selvaggi al 100%.

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Continuiamo la nostra gita e giungiamo in una zona di geyser (per la precisione, fumarole) a quota 4900 m. che dimostra che le attività vulcaniche locali sono ancora attive. Arriviamo così sulla Laguna Verde: a differenza della altre lagune questa non è abitata da alcun animale in quanto le sue acque sono altamente tossiche (arsenico, zolfo ecc). A prima vista ci è sembrato di arrivare su un ghiacciaio. Una visione incredibile.

Continuiamo il nostro viaggio e decidiamo di approfittare delle fonti di acqua calda naturali regalandoci un piacevole bagno rilassante con sullo sfondo l’infinito deserto boliviano.

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Arriviamo al tramonto presso un’altro paesino nel nulla e poco abitato dove ci riposiamo per la notte e carichiamo le batterie per l’ultima giornata sugli altopiani. I padroni di questa terra sono i simpatici lama

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L’ultimo giorno di tour lo passiamo principalmente macinando km su strade sterrate per discendere dagli altopiani e arrivare così a Tupiza e da lì in 1 ora di strada a Villazonconfine con l’Argentina.

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Per fare questo tour noi ci siamo affidati all’agenzia Bolivientura, che ci è stata consigliato da altri travellers. Possiamo confermare l’ottimo servizio e assistenza, sia prima che durante il nostro giro.

3 giorni intensi e bellissimi: 1.300 km di sterrato e paesaggi che ci rimarranno nella memoria per molto molto tempo. E ora via, l’Argentina ci aspetta!

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Una notte sul lago Titicaca

La leggenda narra che qui, sull’Isla del Sol, nacque Manco Càpac, il primo Inca, colui che poi fondò la capitale dell’impero, Cusco. E noi proprio sull’Isola del Sole abbiamo deciso di passare una notte e ci è stata regalata un’alba che ci ha ripagati in pieno dell’alzataccia. Di fronte a noi l’Isla de la Luna e dietro le Ande.

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Lasciamo il Perù alla volta della Bolivia, viaggiando da Cusco a Puno e poi fino Copacabana (località omonima della nota spiaggia brasiliana), primo paese boliviano oltre la frontiera.

Il Titicaca è il più alto lago navigabile del mondo, a 3.800 metri s.l.m. E’ enorme, ha una superficie di 8.300 km quadrati (per darvi un’idea il nostro Lago di Garda ne misura 368). Si divide tra Perù e Bolivia.

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Sull’Isla del Sol non c’è molto da vedere se non alcune rovine risalenti all’epoca incaica. In particolare, un santuario con un tempio dedicato a Inti (il dio Sole) che però non ci ha impressionato particolarmente.
L’isola è raggiungibile in 1 ora e mezza di barca (2 partenze ogni giorno da Copacabana) e gli insediamenti sono nella parte nord e sud (noi abbiamo scelto il sud). Conviene non prenotare niente per la notte, una volta sull’isola gli abitanti del posto offrono ottime sistemazioni (spartane ma dignitose) per pochissimi soldi. 

E’ un posto fuori dal mondo che però sta diventando sempre più turistico: anche in questo caso speriamo che peruviani e boliviani riescano a mantenerlo il più possibile incontaminato, perchè è questa la sua vera ricchezza.

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Dopo lo splendido inizio giornata siamo tornati sulla terra ferma dirigendoci verso La Paz, capitale della Bolivia e nostra prossima meta.

Mucho gusto Titicaca, buena suerte!

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Cusco: la vera capitale del Peru

Essendo stata la capitale dell’impero Inca ha una quantità incredibile di storia da mostrare.
Il nostro consiglio è quello di intrapprendere un tour guidato per la città appena arrivati per poi capire su cosa focalizzare il tempo a disposizione. Ne partono di gratuiti tutte le mattine da Plaza de Armas.

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Plaza de Armas

Cusco si trova a 3400 metri s.l.m. e di conseguenza tutte le attività vengono fatte con più calma in questo posto che alterna turisti a signore locali vestite con i tipici colori peruviani e piccoli alpaca sulle spalle.
Plaza des Armas è il centro della parte storica della città. Qui si trovano hotel, ristoranti e locali notturni per tutti i gusti. Per cercare qualcosa di più local conviene spostarsi di qualche via in qualsiasi direzione.

A nord della città sovrasta il monte Pukamuqu con il Cristo Blanco che controlla Cusco dall’alto. Dietro il Cristo Blanco si trovano le incredibili rovine Saksaywaman. Si può arrivare a piedi in 20 minuti dal centro o con i mezzi pubblici. Giunti in cima ci si trova immersi in un altopiano di rovine Inca decisamente inaspettato. Si può anche godere di una incredibile vista su tutta la città.

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Le rovine Saksaywaman

Girando per la città si possono vedere i resti delle costruzioni Inca poi convertiti in conventi dai gesuiti spagnoli. Ci sono diversi musei che aiutano a capire di più sul loro impero e ogni piazza o via che si incontra trasuda storia.

Per chi invece si stufa velocemente dei musei la città offre tantissime attività per scoprire la regione di Cusco quali noleggi biciclette con o senza guida da crosscountry o downhill, trekking da più giorni, zipline, noleggi quad, noleggi moto da enduro e tanto altro per potersi immergere nella natura incontaminata e scoprire incredibili rovine nascoste e mai trovate dai conquistadores.

Insomma, Cusco si è presa una parte del nostro cuore e ci dispiace solo non esserci fermati più a lungo.

(Testo e foto di Andrea Vascellari)

Le misteriose linee di Nazca

Ci lasciamo alle spalle Huacachina e le sue dune nel deserto per giungere in 2 ore e mezza di autobus a Nazca, terza tappa del nostro viaggio.

Nazca è una cittadina di 35mila abitanti che vive prevalentemente di agricoltura e turismo. Quest’ultimo è incentrato sulle visite alle famose linee tracciate nel terreno che ogni anno richiamano migliaia di visitatori da tutto il mondo.

nasca astronauta

Le linee di Nazca sono uno di quei misteri a cui l’uomo moderno non è ancora riuscito a dare una spiegazione. Si pensa siano templi a cielo aperto o messaggi per gli dei. Altre teorie parlano di codici indirizzati agli extraterrestri, altre ancora non azzardano alcuna ipotesi verosimile.

La cosa incredibile è che nonostante siano state realizzate circa 2mila anni fa (tra il 100 a.C. e il 700 d.C.) siano ad oggi visibili e in ottime condizioni. Quello che è certo è che chiunque le abbia disegnate (pare la civiltà Nazca) l’ha fatto in modo tale che durassero nel tempo. Il perhè non si sa. Sono state scoperte solo di recente, nel 1927, quando un aviatore le notò dall’alto del suo aereo. Impossibile infatti individuarle da terra vista la loro dimensione (la più grande misura più di 180 metri di lunghezza).

Frequenti voli partono ogni giorno dal piccolo aeroporto di Nazca (il biglietto varia dagli 80 ai 120 $ a persona) e in un’ora permettono ai visitatori di vedere 12 figure (delle centinaia sparse in questa regione). Nel video che segue ne abbiamo filmate alcune, ovvero Austronaut (astronauta), Hummingbird (colibrì), Spider (ragno), Condor, Tree (albero) e Hands (mani).

E’ affascinante far galoppare la fantasia e immaginare chissà quale messaggio volessero trasmettere con questi disegni giganti…

Sempre a Nazca abbiamo poi visitato lo straordinario acquedotto di Cantayo, un’opera di ingegneria idraulica eccezionale e di una complessità incredibile per quei tempi (540 d.C.). In parte utilizzato ancora oggi. L’acqua che scorre all’interno dei suoi canali è così limpida che quasi non si vede.
E’ stato costruito talmente bene da resistere a importanti terremoti dei secoli scorsi, a differenza di opere ben più moderne andate completamente distrutte.

Stiamo iniziando a conoscere i peruviani: personalmente li immaginavo più solari e calorosi, in realtà sembrano molto riservati ma comunque sempre gentili. Il loro ritmo di vita è mooolto lento rispetto al nostro, e pare non ci sia nulla che possa mettergli fretta. Avremo modo di approfondire meglio nei prossimi giorni.

Ora ci aspetta la lunga trasferta verso Cusco da dove partirà il nostro trekking sul Machu Picchu.

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Oasi di Huacachina: nel cuore del deserto

Huacachina è una vera e propria oasi nel deserto, nella provincia di Ica, a 4 ore da Lima. Il villaggio (composto per lo più da alberghi e locali) è stato costruito attorno ad un piccolo lago naturale formatosi nel deserto peruviano.

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E’ un posto magico e dove ci si sente fuori dal mondo mentre in realtà si trova a soli 5 km dalla città di Ica (200mila abitanti). Grandi dune di sabbia circondano l’oasi e si estendono per decine di km fino al Pacifico. E su queste dune si concentrano le attività turistiche, ovvero il dune baggy (tour a bordo di particolari “jeep”) e il sandboarding (snowboard sulla sabbia).

Naturalmente non ci siamo fatti mancare niente e qui abbiamo, tra l’altro, festeggiato alla grande il compleanno di Andrea D.M.
Il video che segue è un breve estratto della nostra giornata nel deserto: le immagini non trasmettono a pieno la velocità e i salti a bordo del bolide a 4 ruote ma possono darvi un’idea. La botta di adrenalina è assicurata e se non siete pronti a emozioni forti il consiglio è di avvertire l’autista prima della partenza… perchè in caso contrario farà di tutto per farvi salire il cuore in gola! 🙂

Alzate il volume, mettete il video a pieno schermo e fatevi un giro di 5 minuti con noi nel deserto di Huacachina!